Skabadip is back

 
#-A-B-C-D-E-F-G-H-I-J-K-L-M-N-O-P-Q-R-S-T-U-V-W-X-Y-Z-COMPILATIONS

 
 

Dandy and the Brother Dan Allstars - "Let’s Catch The Beat"  
(2CD - Trojan/Sanctuary Records - Inghilterra, 2003)

Dandy Livingstone - "Suzanne Beware of The Devil"  
(CD - Trojan/Sanctuary Records - Inghilterra, 2002)


In poco meno di un anno la Trojan ha ripubblicato parte sostanziosa del lavoro di Robert Thompson noto ai più come "Dandy". Nato giamaicano e stabilitosi al seguito della mamma in Inghilterra nel 1959, Dandy è universalmente noto per essere l’autore di uno dei più azzeccati motivi ska ovvero quella "Rudy, A Message To You " del 1967 (presente come prima traccia nel primo cd) che, infatti, ad ogni lustro viene riproposta da qualcuno riscuotendo, tanta è la sua freschezza, sempre successo. Ma Dandy, almeno per i cultori ed appassionati di musica giamaicana, è anche colui che ha pubblicato i primi due album mai messi in commercio dalla Trojan Records entrambi presenti per esteso nel doppio cd "Let’s Catch the Beat ". Comunque, andando in ordine cronologico di pubblicazione dei cd di cui mi occupo, "Suzanne Beware Of theDavil " ovvero il "Best Of" di Dandy Livingstone, ripropone anch’esso tra i 25 pezzi che lo costituiscono poche tracce dei primi due album (come "Doctor Sure Shot " e "Move Your Mule ") ma è un sollievo appurare che i doppioni sono pochi e sono ampiamente ripagati da tracce che solo in questo cd si trovano tipo gli strumentali "East Of Suez " del ’67 e "Jungle Walk " del ’68 oltre che canzoni in avvincente stile pop/reggae dei primi ’70 tipo "Big City ", "Think About that ", "Caribbean Rock " e "Suzanne Beware Of The Davil " che qualche successo di vendita se non proprio di classifica hanno comunque assicurato al loro autore. Ci sono, e come potrebbero mancare, anche i tosti ritmi early reggae di "Reggae in You Jeggae " che fu un vero successo "underground " per gli skinheads londinesi; la canzone dà anche il titolo ad una buona compilation di early reggae UK style, sempre Trojan, del 1995 anch’essa piena di produzioni del nostro prolifico Dandy. Sono anche presenti "Version Girl " di cui gli UB40 proposero la cover in Labour of Love e "People Get Ready Let’s Do Rocksteady" che le Bodysnatchers riuscirono a piazzare nell’80 al 22° posto in classifica inglese. Il doppio cd "Let’s Catch The Beat", che raccoglie la bellezza di 55 tracce tra strumentali e cantati, non solo ripropone per esteso i primi tre album della discografia di Robert Thompson ( "Follow The Donkey ", "Dandy Returns " e "Let’s Catch The Beat " rispettivamente del 1967, 1968 e 1969 e ripubblicati per la prima volta) ma anche 9 singoli anch’essi per la prima volta in cd per complessive ulteriori 18 tracce che meritano senz’altro di essere conosciute. Di Dandy, riascoltando le numerosissime canzoni da lui interpretate, se devo ricercare un difetto indicherei lo spasmodico tentativo di seguire il trend dettato dal momento, anzi, dalla traccia. Infatti palesi sono le ispirazione dirette al lavoro dei Tennors e dei Pioneers per esempio nei temi e nelle melodie di "Follow The Donkey ", "Donkey Returns " e ancora "Pony Ride " o "Galop ". Ma la capacità di Dandy è anche quella di adattare la propria ottima voce a stili di canto differenti: in particolare c’è un quartetto di canzoni nel primo dei due cd che nell’ordine sembrano riprendere Clancy Eccles ( "Run Come Have Some Fun "), Slim Smith ( "Only A Fool Breaks His Own Heart "), Roy Shirley ( "Put On Your Dancing Shoes ") e Prince Buster ( "Tribute To The Pprince "). Il tutto, però, senza mai sembrare mera imitazione bensì sentita ispirazione. Come spesso accadeva nei ruggenti anni ’60 alle volte mancavano tracce nuove per completare un intero album ed il problema si risolveva inserendo tracce anche di altri artisti, comunque siano andate le cose si possono apprezzare tre ottimi rocksteady cantati da Owen Gray (una delle voci più belle venute fuori dalla giamaica) ovvero la saccheggiata cover di "You Send me " di Sam Cooke, "Darling " e "Answer Me " ed altre 6 cantate da Denzil Dennis oltre ad un paio cantate da Pat Rhoden, due dei maggiori rappresentanti del rocksteady uk style. Anche un buon numero di strumentali in stile rocksteady/early reggae ( "Dark End ", "My Dreams " e "Eastern Organ " i miei preferiti) potranno deliziare l’appassionato di musica d’annata che non vedrà però soddisfatta la propria curiosità di sapere la corretta line up dei fantomatici Brother Dan All Stars nonostante la dovizia di particolari (eccellenti quelli fotografici) del booklet pieghevole.

Sergio Rallo




 
 
 

Datadiskadenza - "Demodiskadenza"  
(Demo CD - autoprodotto - Italia, 1999)


L’altro giorno capito a Milano fresco dello stipendio di Gennaio e decido di fare un salto nel negozietto di fiducia per qualche acquisto. Tra gli altri mi caska l’occhio sul Cd dei milanesi Datadiskadenza.
Così, mosso da intenzioni garibaldine del tipo “io sostengo la scena locale" e incurante del pericolo, sborso la diecimila e mi intasco il ciddì. L’immancabile coda sulla A4 tra gli svincoli di Trezzo e Capriate san Gervasio mi costringono ad una sosta forzata in colonna con altre centinaia di auto. Ne approfitto per estrarre gli acquisti sopra citati e inizio a curiosare il demodiskadenza. Band di 7 elementi, demo con 4 pezzi, copertina fotocopiata, etichetta sul CD ritagliata artigianalmente, disco masterizzato in casa. E’ il nuovo che avanza insomma. L’idea mi piace: perché pubblicare demo su cassetta quando con gli stessi soldi si può masterizzare il tutto?
La strada è sgombra. Ai lati, carcasse d’auto incendiate. Penso ai Vallanzaska e al loro “Pendolare in Sidecar". Si riparte alla volta di Bergamo.
A casa mi metto al PC e inizio ad ascoltare gli acquisti. E’ il turno dei Datadiskadenza. 4 canzoncine tra cui spicca Sally Brown. Le altre sono: “All my tears", “Tears drop from my eyes" e “Parole in libertà".
Inserisco il CD, il lettore non reagisce. Non mi preoccupo: è vecchio e i riflessi non son più quelli di una volta. Riprovo: ancora nulla. Altro tentativo, macché. Adesso mi preoccupo. Funzionava fino a 5 minuti fa. Cambio lettore, stessa scena. Un sospetto mi attanaglia. Vuoi vedere che.… Inserisco il CD nel computer: nessun segnale, parametri vitali assenti. Diagnosi: sul CD non c’è registrato un bel niente!!!!
Rimango attonito. Allibisco!! E questo sarebbe il nuovo che avanza? Bene, rimandato a settembre.

Acquisto volentieri una seconda copia del demo dei milanesissimi Datadiskadenza. Band di 7 elementi. Devo confessare che il secondo ascolto è sicuramente andato meglio del primo [vedi precedente recensione], e come esordio non è niente male. Trattasi di 4 brani, di cui 3 cover ed un original, credo. Si comincia con Sally Brown, dal ritmo piuttosto sostenuto e piacevolmente orecchiabile; segue All My Tears di Alton Ellis & the Flames: un rocksteady di quelli che canterei al mio bambino per fargli fare la nanna, se solo avessi un bambino (è un complimento……) [e tu Antonio ti riconfermi un tenerone]. Conclude il tris di cover Tears drop from my eyes. Veloce, con un paio di stacchi interessanti e col piede (il mio) che tiene bene il ritmo. Conclude la session “Parole in libertà", che immagino sia un pezzo della band. Un pezzo estremamente third wave un po’ all’inglese.
Che dire? Considerando che la band è alla prima prova, non ha molto senso andare a cercare il pelo nell’uovo, nel bene e nel male. Ciò che ho constatato è una notevole padronanza degli strumenti, chitarra e sax in particolare, mentre di contro, la registrazione, probabilmente, ha messo in secondo piano la voce e la stessa ottima sezione fiati. Nel particolare, sembra sentirsi un solo sax: un peccato perché tutti i brani, e in particolare penso a Sally Brown e Tears drop from my eyes, ne escono sottodimensionati. Mai visti dal vivo, ma ho idea che siano notevoli. Li attendiamo ad una prova con un certo interesse. Magari con qualche original in più.

Antonio Crovetti




 
 
 

Dave Barker - "Monkey Spanner"  
(CD - Trojan Records - 1997)


Eccellente cantante il nostro Dave, "sfortunatamente" noto al grande pubblico praticamente solo per i suoi "shouting"in pezzi storici come "Funky Reggae" e "Double Barrel" (tanto per intenderci), piuttosto che come validissimo interprete dalla voce chiara e potente, di molti dei brani che trovate acclusi nella presente raccolta che rende giustizia alla completezza dell'artista (che "intro", eh?).
Oltre ai citati, la title track "Monkey Spanner", "Wet Version", la incredibile "Sex Machine" e "Lock Jaw" sono i brani in cui Barker sfoggia il suo caratteristico e unico stile pre-DJ/funky; ma il grosso del materiale di questo cd ("Just My Immagination", "I've Got a Message to You", "I Got To Get Away", l'eccellente "I Feel Alive", "Lonley Man", "The Heart Of a Man", "Love Love Love", "You Ain't…", la, senza mezzi termini, meravigliosa "Your Love's a Game", "It's Summer" e la stupenda verione di "Travelling Man") è costituito da canzoni o version (brani di altri cantanti su cui Dave ha successivamente registrato le proprie melodie ) di incredibile alta qualità.
In ognuno dei citati pezzi Dave Barker ci sollazza con i più diversi stili vocali, ora è particolarmente "soul", ora è un dotatissimo cantante funk, ora è il caraibico interprete di "Love is What I Bring" in perfetto falsetto "Slim Smith's style".
Dal vivo è riuscito ad ipnotizzarmi con la sua bellissima voce, nonostante che il gruppo che l'accompagnava non fossero gli Upsetters, che invece vi potete godere mentre accompagnano il nostro Dave - tra le altre - nell'ultima traccia ("What a Confusion") di questa consigliatissima raccolta di Rocksteady/early Reggae.
Conclusione?... "Dont Watch That, Watch This: Shake Attack! Funky Funky Reggae!!!"

Sergio Rallo




 
 
 

David Hillyard & The Rocksteady Seven - "Playtime"  
(CD - Hellcat - US, 1999)


La prima volta che ho sentito David Hilliard (sic) suonare un sax tenore fu ascoltando l’album “Bali Island" dei Donkey Show, una formidabile formazione Ska californiana prematuramente sparita e la cui “parabola" nel firmamento dello Ska è simile allo sfrecciare di una luminosa cometa: 6 brillanti punky Ska/Reggae sottotitolati “Rude Original Ska & Reggae". Era il 1989.
Pochi anni dopo, svanita la Unicorn, i Donkey Show erano un (bel) ricordo di alcune estati prima e tanta altra gente cominciava a riascoltare lo Ska tradizionale e tutte le sue elettrizzanti trasformazioni ed evoluzioni in slow ska, talkin’ska, burru ska, rocksteady, soul roksteady, early reggae, skinhead reggae, soul reggae, funky reggae, DJ reggae, dub e via discorrendo e mi capita così di riascoltare David Hillyard (con la Y ora al posto giusto) su un album che segna la storia ufficiale della musica Ska per due ragioni che vado subito, in maniera prolissa, a spiegare.
La prima è che “Out Of Nowhere" degli Hepcat segna senza dubbio il trionfo della musica Ska tradizionale (Ska/Jazz, Ska/Swing, Ska R&B, Rocksteady, Original Reggae) su tutti i generi da essa derivati e ad essa successivi (Ska Two Tone, Ska Punk, Ska Core, Reggae, Ragga etc) nel senso che, finalmente, le viene accreditato mondialmente l’essere la giovanissima nonna di tutto ciò che venne dopo, che è, anche, il trionfo (ok, ok, “underground" ma sempre trionfo fu!) di un disco di eccellente musica, ritmicamente variegatissima e melodicamente colta. Musica calda e piacevolmente avvolgente, istintivamente predisposta per coinvolgenti balli. Ad ognuno il suo.
La seconda ragione è che quel disco segna definitivamente il dilagare dello Ska tradizionale in tutta la California, anzi, diventa vera moda che, grazie anche a quell’album del 1993, gli Hepcat riusciranno a cavalcare meritatamente fino alla fine del decennio con altri tre album in cui, però, non comparirà più Hillyard pur avendo dato al primo un contributo non secondario firmando la splendida “Skavez" e la piacevolissima “Same O’ Same".
Non passa gran tempo prima che il mio orecchio ascoltasse nuovamente il sax di David Hillyard, infatti, nel 1995 registra “Open Season" album di debutto degli Stubborn All-Stars (una super band composta da membri degli Skatalites, dei Toasters, degli Skinnerbox NYC (ex Boilers), The Insteps e degli Slackers). E, con gli ultimi citati, lo riascolto sul loro album di debutto “Better Late Than Never" del 1996 nonché in tutti e quattro gli album che gli Slackers hanno felicemente registrato fino ad ora.
Dopo un tale curriculum vitae a Mr. Hillyard, quale esponente di riguardo del moderno Ska tradizionale, mancava un album da solista e la lacuna viene colmata nel 1997, anno di registrazione di “Playtime", un disco nato concentrando attorno a sé il meglio dei musicisti Ska/Jazz di New York.
“Playtime" è elegante, colto e raffinato dove “raffinato" non fa riferimento ad elaborazioni di alcun genere della musica che è, invece, volutamente registrata in presa diretta nel rispetto delle tradizioni giamaicane e jazzistiche. “Playtime" è, poi, “colto" perché chiunque sia appassionato dei fantastici ritmi nati in Giamaica, vi troverà uno splendido reggae (cantato dagli Hepcat!) dal titolo “Hangry Lady"; un riuscito mix tra Rocksteady e Jazz Dixiland come “Sidney’s March" e “Sidney Ghost" che è uno strumentale in due parti; troverà, poi, una melodia Ska primi anni ’60 (sempre cantata dalla coppia Greg Lee e Alex Desert) in “The Fool"; una versione di “Norwegian Wood" strumentale in stile Rocksteady abbondante in percussioni; Latin Ska Jazz nella nuova versione dello strumentale scritto da Hillyard per il citato disco degli Hepcat “Skavezz" che resta uno dei migliori brani da lui scritti; Ska con batteria Burru di altissimo livello e di diretta ispirazione Skatalites ascoltando la bellissima “Father And Son" che, ad insindacabile giudizio di chi scrive, fa un’ottima accoppiata con lo strumentale Rocksteady che dà il titolo al CD ed il cui bridge mi ricorda qualcosa degli Articles; infine, l’appassionato troverà in “Playtime" due strumentali Ska, senza altra sottodistinzione se non quella di essere 2 Ska cattivi, infuocati dal Jazz, intitolati “Hillyard Street" e “Ugly Man Blues" che sono anche i 2 pezzi che possono competere con Skavezz nella mia personale graduatoria dei migliori brani scritti da Hillyard.
Gli uomini usati da David hillyard per le 2 differenti sessioni di registrazione che hanno portato a Playtime provengono da conosciute formazioni dell’ambiente Ska di New York come Slackers, Mephiskaphekles e Skinnerbox o da gruppi Jazz (molto meno conosciuti nell’ambiente Ska)come Other Dimensions of Music e la Mingus Big Band oltre ad ospiti graditissimi come il veterano percussionista Larry McDonald ed il virtuoso del trombone, già collaboratore degli Skatalites, Will Clark a rendere ancor più pregiato un disco di ottima musica.
Certo David Hillyard, che piaccia o meno il suo fraseggio, è uno dei musicisti di cui il genere Ska può andare fiero e che, per sua stessa ammissione, allo Ska vuole dare ancora molto.
Viva gli uomini di buona volontà!

Sergio Rallo




 
 
 

David Madden - "Cyber Charged Ska (interpreting The Skatalites)"  
(LP - Large Medium and Small Music - 1997)


Una sorpresa, proprio una sorpresa! In un mondo dove lo Ska è suonato perfino da filippini, giapponesi e neozelandesi all'appello mancava soltanto la Giamaica che, pur avendo tantissimi musicisti attivi sul fronte del "Blue Beat", era priva, nella discografia più recente, di un intero disco "Ska".
Ecco quindi David Madden (se il nome vi dice poco sappiate che lui, con Raymond Harper, Baba Brooks, Bobby Ellis e Dizzy Moore rientra nel novero dei più famosi tombettisti giamaicani avendo suonato con tutti i nomi più famosi del Reggae - Skatalites, Marley, Cliff, Burning Spear etc.- ed essendo a voi tutti familiare per il solo in "No,No,No" di Dawn Penn, in vetta a tutte le classifiche mondiali del 1994!) far venire meno tale mancanza con questo Cyber Charged Ska, suo 5° LP.
Cyber Charged Ska, nato negli studi di Boris Gardener a Kingston, si vanta di essere il primo disco Ska /Dub a venire fuori dalla Giamaica negli ultimi 30 anni! E così è, nove brani, originariamente strumentali degli Skatalites, reinterpretati in chiave vocale dall'eclettico trombettista con l'accompagnamento di uno sconosciuto e ottimo quintetto vocale (Touch Of Quality), seguiti o anticipati dalla propria, brava, "version", diventano (quasi) il doppio per il piacere ed il godimento dell'ascoltatore.
Non aspettarsi Ska tradizionale da un disco intitolato così è il minimo, ma quello che c'è di "cyber" nell'LP di Madden, non disturba per niente il mio orecchio notoriamente intollerante verso tutto ciò che suona elettronico, anzi! La Dub version di Confucious (traccia 4) è bellissima, gli arrangiamenti vocali sono ottimi, il ritmo è Ska/Rocksteady al 100% ed il resto del personale (Dean Fraser e Glen Da Costa ai sax, Vin "Don D Junior" Gordon al trombone) è al meglio di sé, sia in sezione che negli a-solo.
Ottima anche la scelta dei brani quasi tutti famosissimi ("Fredom Sound", "Tear Up", "Occupation","Resisting" ed "Eastern Standard Time" tra questi ultimi, mentre "Hold You Forever", la bellissima e "superelaxing" "Changing Times" - ascoltata anche alla radio in Giamaica - e la "carichissima" "Love Is All I Bring" risultano sconosciute).
A raccontarlo, dico di un disco con strumentali degli Skatalites in cui la melodia dei fiati è cantata, potrebbe sembrare un'impresa difficile da portare a termine con buoni risultati, soprattutto per chi pensa pure che Ska e Dub non vadano d'accordo...David Madden è qui a smentire ogni convinzione sull'argomento ed in piena sintonia con il compilatore delle note di copertina di tale disco vi riporto la sua conclusione: "Listen…jump or dance and make merriment to Cyber Charged Ska".

Sergio Rallo




 
 
 

Delroy Wilson - "Cool Operator"  
(CD - Music Collection Int. Ltd - UK, 1996)


Non credo che avrò mai il tempo di scrivere una biografia completa e dettagliata come il personaggio meriterebbe, ma voglio approfittare della recensione di questa compilation dal titolo (tratto dall’omonimo pezzo del 1972) "Cool Operator" per parlarvi di Delroy "Boy Wonder" Wilson: era un cantante di indubbio talento.
Delroy Wilson, dato il cognome, aveva deciso fin da piccolo di fare il cantante, a cominciare dal coro della scuola, lontano nel tempo, durante gli anni ’50, periodo di grande successo per il R&B – musica che lui adorava - a Kingston, città che gli aveva dato i natali nel 1948.
A soli 12 anni, dopo un’audizione, viene "ingaggiato" dal Sig. Coxone che prende, lo piazza su una cassa di Red Stripe perché non arrivava al microfono tanto era piccolo, e gli fa cantare "Joe Liges", una canzoncina-invettiva, scritta da Lee Perry, contro Prince Buster, il più aggressivo avversario di Coxone nel periodo di massimo successo dello Ska . Ed infatti Delroy ricordava come il Sig. Dodd, voleva che lui fosse il "missile" che doveva colpire il creatore del sound system "Voice Of The People" ed abbatterlo ma, diceva Delroy, "Buster sembrava possedere un superpotere: manteneva saldamente la propria posizione"(da "Reggae" The Rough Guide).
In tale ottica, sempre scritta da Perry, venne registrata anche "I Shall Not Remove", successivamente raccolta, circa 6 anni dopo la sua uscita in 45 giri, nell’omonimo ellepì (del ’66 ma contiene materiale dei primi ’60), insieme a "Joe Liges" e altri brani facenti parte della Storia della musica Ska come "Treat Me Right", "Pray For Me" e "Bend My Love", che connotano decisamente Wilson come "cantante sentimentale".
Delroy, lo si trova anche "sparso" qua e là in varie compilation del periodo "early Ska", come su Ska Authentic vol. 2, con "Love Abiding" e "Spit in The Sky" in History of Ska Vol. 2 che sono, come le altre accluse nel citato "I Shall Not Remove", canzoni in una vena ancora molto R&B, alla maniera dell’Aitken di prima maniera ma senza quella patina "Blues" che caratterizza quest’ultimo artista.
E’ nell’annata di maggior successo dello Ska che Delroy, comincia a trovare una connotazione artistica personale, o, meglio, l’adolescenza passava e la voce da "sbarbo" si stabilizzava.
Nel 1965 con "I Want Justice" Delroy, il nostro "Cool Operator", si produce in uno dei più eccitanti e "cattivi" brani Ska di quel periodo d’Oro.
Allineata sulla scia del rallentamento generale verso cui andavano i ritmi suonati nelle sale di registrazione dell’isola dall’inizio del 1966 è, invece, "Look Who’s Back Again", soave duetto del Nostro con l’incantevole Keith "Slim" Smith (Techniques, Uniques).
Ma è durante il periodo Rocksteady (‘66/’67) che Wilson si imporrà come uno dei migliori interpreti del Soul giamaicano, contribuendo non poco all’affermazione del "nuovo ritmo" con "I’m In A Dancing Mood" un pezzo che invita – inevitabilmente - a ballare la sua musica, che sarà tra i suoi più duraturi successi e, quindi, immancabilmente presente nella raccolta "Cool Operator" nella sua ottima rilettura Reggae anni Settanta.
Infatti, arrivati a questo punto della storia, posso anche cominciare a dirvi qualcosa del CD "Cool Operator" di cui – come spero ricorderete - questa che leggete vorrebbe esserne la recensione. Scrivo ora del disco perché durante gli anni Settanta Delroy, sempre tra velocissimi picchi di successo e altrettanto rapide discese, ripropose (quasi tutti per il produttore Bunny Lee) parecchi suoi successi del periodo Rocksteady.
Dal suo 2° lp per Coxone, da titolo "Best Of" sottot.: "Original 12" ed io aggiungerei: vero capolavoro Rockstady, è tratta "Riding for A Fall" un brano originariamente dei Tams americani e cover decisamente "azzeccata" per Wilson che ebbe un ottimo successo di vendite; in questo cd è rivisitata da Delroy nel 1976 ; anche la bellissima "Trying To Conquer Me", sempre scritta a 4 mani con Perry, proviene da quell’ellepì, godetevela nella versione più recente di questo cd.
Dal suo 3° ed ultimo album con la Studio One di Coxone "(Feel) Good All Over", invece, sono tratti la funky-soul "Can’t Stand It" (uno dei miei brani preferiti ), l’eccellente "Rain From The Sky", "Once Upon A Time" e la stupenda "I’m Not A King" (quest’ultima splendidamente coverata da Prince Buster nella geniale versione "vietata ai minori" nel 1969) che ci dà la possibilità di valutare anche le capacità componitive di Delroy visto che, questa volta, il testo è tutta farina del suo sacco.
La cosa che colpisce di più, oltre alla bellezza dei brani in sé, e che sembrano veramente brani completamente diversi; non è questione di ritmi, è questione di interpretazione di quel che Delroy cantava, era come lo cantava. Le suddette canzoni sono infatti tra i pochi casi in cui una cover mi piace di più degli originali.
Dopo l’ultimo album uscito per Coxone nel 1969, Delroy, con un altro "fuoriuscito" da Studio One Stranger Cole (oggi StranJah Cole), fonda l’etichetta W&C che non ebbe grande successo commerciale; passa poi sotto la guida del produttore Bunny Lee (recentemente scomparso), da questo alla signorina Pottinger, per la qual registrerà la splendida "It Hurts"; per tornare, infine, da Bunny Lee, nei cui studi registrerà "Better Must Come" (traccia n.° 3 del cd), una delle sue composizioni a cui il suo nome resterà maggiormente legato; era il 1971.
Interprete dei sentimenti, artista schivo e sfortunato, Delroy ha una statura di interprete del Soul giamaicano veramente notevole se si dà ascolto alle sue versioni di canzoni come "Suspicion di Elvis, "Closer Togheter" di Curtis Mayfield, "Take It Easy" di Hopeton Lewis o le altre due "cover" presenti in "Cool Operator": "Sun Is Shining" e la stupenda "I’m still Waiting", entrambe di Marley. Infatti, non si può che essere d’accordo con Rick Glanvill (compilatore delle note del booklett ) quando dice, a proposito della versione di "Suspicion", che Wilson era, ancora nei primi anni Ottanta, capace di prendere una canzone come quella e farti dimenticare l’originale. Ascoltatele e capirete.
Purtroppo, Delroy Wilson, aveva i casi suoi ed il suo modo di affrontare una carriera che dopo le glorie del periodo Rocksteady e Reggae dei’70, è stata in continuo declino per tutta la metà del decennio successivo, è stato quello di bere; bere per dimenticare anche di essere un eccezionale artista, bere per dimenticare di essere uomini; bere perché, comunque, è meglio che farsi di crack (purtroppo moda in voga a Kingston).
Così, alla givane età di soli 46 anni, nell primaverea del ’95, Delroy è annegato in tutto quel bere, non concedendoci più di realizzare il sogno di vederlo, magari accompagnando da una Ska band di quelle con le "contropalle", cantare "I Want Justice" o "I’m Not A King" dal vivo. Peccato.
"Cool Operator", dunque, rende giustizia ad un artista che, al di fuori dei circoli Reggae, non ha mai goduto, immeritatamente, di alcuna considerazione ma la cui memoria, certo, non si perderà.
Jah bless You, dear "Boy Wonder".

Sergio Rallo




 
 
 

Derrick Morgan meets The High Notes - "Live"  
(CD - Grover Records - Germania, 2003)


Scusate, sarò monotono, ma non ci posso fare nulla: anche questa recensione la inizio con un bel "Mitico" indirizzato al leggendario Derrick Morgan, la cui voce, calda e suadente era parecchio che non ascoltavo dal vivo.
La tentazione di fare un breve biografia dell’uomo che insieme ad Aitken e Prince Buster è il più legato all’iconografia "ska" è forte, ma non me la caverei neppure in 5 pagine, ergo mi butto a capofitto sul bel CD. Detto che il "Conquering Ruler" è accompagnato da una superband (composta anche da ex dei Mr. Review") che si sta affermando tra le migliori dello ska neo tradizionale come the High Notes, il disco scorre per 11 tracce nella migliore tradizione del King of Ska ormai da tempo cieco: "Reggae Train", "Loverboy", la divertentissima "Don’t Call Me daddy", "Miss Lulu", ovviamente "Conquering Ruler", "The Hop", la bellissima "Fat Man" (da molti considerata tra le prime tracce propriamente ska) e "Greedy Gal" sono alcune delle indimenticabili canzoni scritte dal grande Derrick circa 40 anni fa che si rivelano tuttora eccezionalmente attuali e ballabili, compresa la sua invettiva proprio a Prince Buster intitolata "Blazing Fire".
La registrazione è perfetta come lo sono spesso le registrazioni live operate da quelli della Grover (vedi Rico) ed il disco è già storia contemporanea del nostro genere da non perdere per nessuna ragione o verrete inceneriti dal Blazing Fire! Evviva Derrick Morgan!

Sergio Rallo




 
 
 

Derrick Morgan - "Original Reggae Recordings from '68-'70"  
(CD - Trybute Reggae Records/Topbeat Records - 1997)


Seconda raccolta di Early Reggae dalla Top Beat Records che si sta specializzando nel ristampare raro materiale Reggae Inglese. C'è gente che ha pagato alcuni 45 giri raccolti in questa compilation il prezzo di 100/200 mila lire l'uno! Ventitrè brani del mitico cantante giamaicano, vero mito degli Skinheads trai quali è famosissimo per la sua immortale Moon Hop, che è la #20 in ordine d’ascolto.
Si può ascoltare una versione 1970 di uno dei suoi primi successi, la latineggiante "Fat Man", un’intrigante cover –in stile Reggae pesante- di Stand By Me.
Ventitre pezzi di storia della musica giamaicana, immancabili nella collezione di qualsiasi appassionato del genere.

Sergio Rallo




 
 
 

Deskadena - "Ska Inside"  
(Demo CD - autoprodotto - Italia, 2000)


Ska Inside è un demo CD piuttosto curato che contiene 5 brani di ska moderno, allegro e vivace.
La tendenza seguita, o perseguita, dai Deskadena è quella di uno ska pop pulito che ricorda formazioni tipo gli scomparsi Skaladifiura e che strizza un’occhio alla canzonetta anni ’60 (Voglio Solo Te, Non Ci Sto) anche con un pizzico di rock (Un Ragazzo Normale, Specchio Dei Desideri).
Quello dei Deskadena è uno Ska melodico che non concede nulla a jazz e tradizionale pur essendo basato su fiati e tastiere e che ha i propri punti di riferimento nello ska italiano del Nord-Ovest.
Nell’attesa di ascoltare qualcosa di più recente dei Deskadena, assicuro che all’interno del CD c’è proprio musica Ska.

Sergio Rallo




 
 
 

Desmond Dekker - "Halfway To Paradise"  
(CD - Trojan Records - UK, 1999)


Quella di Desmond Dacres detto Dekker è, a mio modesto parere, una voce della cui effettiva "soave potenza" ci si può render conto solo assistendo ad uno dei suoi fiammeggianti spettacoli live.
Per chi non ha avuto, invece, l’occasione di assistere ad un suo concerto, bè, può bastare questo disco per darne un’efficacissima idea.
Dico subito, ma spiego dopo, che questo nuovissimo lavoro di Dekker è come un "Principe vestito di stracci".
Dico subito pure che "Halfway To Paradise" è un eccellente disco volutamente, strettamente legato alla più classica tradizione Rocksteady/Ska: brani tradizionali come "Wimoweh", l’incantevole "Island In The Sun" e "Jamaica Farewell" – classici del folklore caraibico - contribuiscono, infatti, a dare quella leggerezza di toni che pervade tutto questo CD nei suoi abbondanti 17 brani e che paiono voler fermare il tempo alle Dance Hall della fine dei Sessanta...
Alcuni, sono vecchi brani tratti dal repertorio di Desmond degli anni ’60 e ’70 e riportati ad un nuovo splendore grazie ad un Dekker in gran forma ed una anonima band (cori compresi) che fa il proprio mestiere dimostrando di conoscere molto bene gli stilemi ed il linguaggio del rocksteady 66/67. Ottima ritmica, non c’è che dire, batteria perfetta, basso notevole, tastiera e piano sapientemente usati come i fiati che, mi ripeterò, in ossequio alla tradizione rocksteady, sono "decorativi" e non preponderanti. Solo due, sono "nuove" composizioni "Why Fight" e "Happy Birthday Jamaica".
Il disco scorre in un’atmosfera solare e rilassata ma, al contempo, così coinvolgente da farti venir voglia di staccare la spina e partire per una vacanza. "Where Did It Go", "Dracula" e la splendida "You’ve Got Soul" sono alcuni titoli che vi snocciolo tanto per il collezionista che avesse voglia di ascoltare che trattamento riserva loro Desmond all’alba del 2000. Canzoni, poi, come "Carry Me" e "Go Tell My People" sono "da orgasmo" per i sensi uditivi e, quando dal Rocksteady "sostenuto" delle predette, si passa allo Ska più accelerato con "sostanzioso" accompagnamento di fiati e cori annessi di "Labour for Learning", l’apprezzamento per questo noto artista di Kingston naturalizzato inglese, crescerà a dismisura. Garantito.
Finisco, però, questa recensione, in volontaria polemica con la Trojan Records, alla quale mi riferivo quando ho paragonato questo nuovo lavoro di Dekker ad un "Principe vestito di stracci". E’ il meno che si possa dire, infatti, dato il pessimo trattamento riservato ad un artista del calibro di Dekker dall’etichetta inglese che pare risoluta a campare sul proprio nome, lentamente facendosi fare le scarpe da etichette che tendono, da anni a valorizzare musica ed artisti come Heartbeat e Jamaican Gold.
A conferma di quanto dico sta un CD musicalmente notevole ed in alta posizione nella mia personalissima scala di gradimento, corredato, ahimé, da un ridicolo foglietto d’accompagnamento abbellito dalla solita, anonima, didascalia a sfondo bianco che dice le solite cose trite e ritrite sull’Artista ed ha, peggio, il gravissimo difetto di non contenere nessuna informazione circa i musicisti coinvolti nel lavoro, il "becking vocals", quando è stato registrato, dove, e che fa, per questo, abbastanza girare le palle. E sì che ci vorrebbe così poco per fare qualcosa di appena sufficiente per "presentare" un disco decentemente, per dargli un aspetto appetibile, accattivante…a Milano, le radio che si vedessero recapitare un Cd con quella copertina e didascalia lungi dal dargli "airplay" certamente non lo ascolterebbero nemmeno, nonostante il calibro dell’artista sia indiscutibile.
Resto, comunque, speranzoso che l’ormai quindicennale politica della Trojan possa cambiare…che politica è?

Sergio Rallo




 
 
 

Doreen Shaffer - "Adorable You"  
(CD - Grover Records - Germania, 1997)


Adorable è lei, Doreen Shaffer, l’unica altra donna che io scambierei con la mia mamma! Adorable è la sua voce, leggiadra, delicata e intensa tutt’insieme.
La sua è, a mio personalissimo parere, la voce femminile Ska per eccellenza.
Se poi, quest’ugola naturalmente dotata, la fate cantare sulle perfette e colte ritmiche di una delle migliori Ska-band tedesche, dal lunghissimo nome, Dr. Ring Ding & The Senior Allstars, il risultato è esplosivo.
Che siano cover di brani sempreverdi come "Sugar Sugar" di Aitken, la fantastica "Turn Your Lamp Down Low" di Jackie Opel, o "Nice Time" di Marley, o brani originali dell’artista come la title-track "Adorable You", o la mia preferita "Time For Change", quello che "arriva" è una rigenerante doccia dei ritmi che amiamo.
Da non perdere poi il coinvolgente duetto tra la nostra fantastica Doreen e l’eclettico Richie Jung a.k.a. Dr. Ring-Ding nella classica "Let’s Find Each Other Tonight" di José Feliciano.
Insomma, da non perdere proprio.

Sergio Rallo




 
 
 

The Double Deckers - "Showtime!"  
(CD - Leech Records - Svizzera, 2000)


No, i Double Deckers non sono svizzeri, sono una formazione ska jazz della Florida, "Showtime!" è il loro primo, bellissimo album.
Se non vi piacciono gli Articles o la Tokyo Ska Paradise Orchestra o gli Epitones i D.D. non vi possono interessare, ma se arrangiamenti elaborati, atmosfere particolari che viaggiano dal jazz al R&B di alta qualità, allo ska di grande classe è quello che vi piace, Double Deckers fanno per voi.
Ascoltate solo la prima traccia e vi renderete conto di quanto ho ragione. E se non vi basta godetevi il solo di tastiera di "Keep On Pushing" o lo splendido scorrere dei fiati di "Spanish Fly" che diventa delirio di soli (date un orecchio a trombone e piano per capire la bravura dei musicisti).
"I Could Die" è uno skabluesjazz dall’atmosfera notturna e fumosa, atmosfera che viene spezzata dal potente crescendo di una sezione fiati da applausi a scena aperta.
I suoni usati ricordano molto i sopracitati Articles in particolare in "Wendy" ma a distinguere bene i Double Deckers da quelli, sono ska cattivi cantati come "Box Of Lies" che ha un giro – un tema - di fiati più vicino a quanto si sente in campo hard core che ska.
"Havana" è un eccellente ska che è anche uno dei migliori brani di Showtime!
Traccia da me preferita è comunque "Plan B" anche se il motivo è che mi ricorda i californiani Let’s Go Bowling.
Slow Ska tradizionale è "What I Wouldn’t Give" la traccia più carina del disco, coralmente interpretata e trabordante di gioiosa tranquillità: cool!
Anche nel reggae Double Deckers non scherzano affatto: "Pass The Peas" prima di passare ad essere un veloce ska è ottimo reggae. Possiede anche un elaboratissimo bridge.
Inizio da Swing cattivo anni ’40 è la penultima traccia "Bus Stop" che, infatti, si rivela essere uno skaswing alla maniera di Cherry poppin’s D. o Los Hooligans.
Chiude "Luke" canzone che dalle prime note ti fa intendere che "Luke" altri non è che Luke Skywalker!
Sergio Rallo




 
 
 

Duck Soup - "Planet Ska"  
(CD - Sidekicks Records - Svezia, 1998)


Mai sentiti nominare prima di avere in mano il loro disco opportunamente intitolato "Planet Ska" e dalla copertina piuttosto bruttina, i Duck Soup sono un gruppo danese di cui non sappiamo precisare neppure la città d’origine [Copenhagen].
Per un orecchio che già da una decina d’anni conosce la musica di gruppi nordici come i Busters, i Mr. Review e i Mark Foggo’s Skasters, i Duck Soup non hanno nulla d’aggiungere al panorama dello Ska moderno.
Per i patiti della nostra musica, Planet Ska dà un impressione generale di "già sentito". Potrebbe essere invece un’ottima introduzione a un certo genere di Ska che ha le sue origini nel 1979-80, per chi di quegli anni e dei suddetti gruppi nord-europei non ha mai sentito nulla.
Indubbiamente il disco è prodotto bene, ma manca di originalità come i lavori di Mother’s Pride, Turned Around Turtless.

Sergio Rallo





 
 



Per informazioni, richieste, commenti o suggerimenti: info@skabadip.it

Nessuna parte di questo sito web, inclusi testi, suoni o immagini, può essere diffusa o riprodotta in alcun modo,
o attraverso alcun mezzo, senza la preventiva espressa autorizzazione scritta di Skabadip.

Sito ottimizzato per una visione 1024 x 768 con Mozilla Firefox.
© 2006 Skabadip. Tutti i diritti riservati.